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Michele Erba

Autore

Dove vivi (Città): Oggiono (LC)
Cosa fai nella vita? L'imprenditore
Qual era il tuo sogno da bambino? Fare il pizzaiolo
Una frase che ti rappresenta è: "Non è bello ciò che è bello ma che bello, che bello che bello" (Nino Frassica)
La tua canzone in gara è: "Ninna nanna di sua maestà"
In quanto autore di: Testo e musica
Cosa ti ha spinto a scrivere una canzone per bambini? Il desiderio di farli divertire e di farli urlare a squarciagola! Quanto sono belli!
Com'è nata la tua canzone? È una canzone che ho scritto per il mio terzo figlio (terzo di quattro) che veniva chiamato dai suoi fratelli maggiori "Sua Maestà". Non avevo tanto la preoccupazione di scrivere una canzone bella da ascoltare, volevo scrivere qualcosa che per i bambini fosse bello da cantare. Volevo che potessero esprimere la loro gioia senza freni.
Quale tema ha ispirato la tua canzone e perché? Tutto è cominciato da una pecorella in mezzo al prato che correva dietro le farfalle col suo manto immacolato. I bimbi dovevano poter urlare il suo verso, e per farlo avevo a disposizione il lupo! Beeeeeeee... ecco la mucca!! Tutto riparte dai versi degli animali, protagonisti insieme ai bambini della canzone.
Quale messaggio ti piacerebbe arrivasse con la tua canzone? Il messaggio è nell’ultima strofa: anche il bambino che ogni sera per addormentarsi vuole la sua dose di storie e di serenate, si unisce alla truppa di animali con il suo verso. Qual è il verso del bambino? Il verso del bambino è: PAPÀ PAPÀ, PAPÀ! (funziona anche con Mamma). Ciò che rende bambino il bambino, che lo rende a tutti immediatamente riconoscibile come bambino è questo "legame profondo e innato" da cui non può prescindere. È il suo verso. Potrebbe anche mancare il padre o la madre ma identico sarebbe il suo grido e il suo pianto. Potremmo già fermarci qui per dire che c’è un super messaggio in questa canzone, il fatto è che non posso dimenticare che un bambino non è altro che un cucciolo d’uomo e che il suo verso, in fondo, è il grido di tutto il genere umano in cerca di qualcosa o qualcuno (un Padre buono, per esempio) che gli risponda.
Cosa significa per te partecipare alla 60ª edizione dello Zecchino d'Oro? Per me è ancora di più di un sogno che si avvera perché una cosa così non avrei neanche osato sognarla. Sono arrivato all'apice della carriera di cantautore prima ancora di averla iniziata veramente. Scrivo canzoni dall’età di undici anni ma solo da poco più di un anno ho deciso di misurarmi con il pubblico. Oggi la maggior parte delle mie composizioni sono rivolte agli adulti ma io so che è quello dei bambini il mio mondo e, dal punto di vista della canzone d’autore, lo Zecchino d'Oro è il top! Quindi per me partecipare alla 60ª edizione dello Zecchino d'Oro significa essere arrivato al top e già vi assicuro che farò di tutto per tornarci.
C’è una canzone dello Zecchino d'Oro alla quale sei legato? Tantissime ma forse quella che più ho cantato ai miei bambini è "Gugù, bambino dell’età della pietra". Gugù studiava sui libri di pietra perché la carta non l'avevano ancora inventata. La mattina doveva trascinarseli fino a scuola ma era piccolo e arrivando in ritardo si beccava un quattro in condotta dall'insensibile maestro preistorico. Avevo sei anni quando venne cantata per la prima volta, allo Zecchino d'Oro del 1976, e me la ricordo ancora tutta.
Un incoraggiamento per i piccoli interpreti: Se si potesse saltare sulla voce come si salta in sella a una moto urlerei: "Sgomma! Impenna! Apri tutto! Forza bimbi!"

Le sue canzoni