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Pubblicato il: 19 ottobre 2017

"Il segreto dell’Antoniano" di Sara De Carli

Cosa c’è sotto le canzoni dello Zecchino d’Oro? Belle intuizioni, bravi autori, arrangiamenti magici, un Piccolo Coro meraviglioso, tutta la pazienza e l’empatia necessarie per trasformare bambini normalissimi in grandi interpreti, senza rubargli il divertimento e la spontaneità… E poi? Mi spiace per voi, ma per capirlo bisogna proprio andare allo Zecchino d’Oro. Io ci sono andata ad inizio 2017, nella giuria che lo scorso febbraio ha selezionato le canzoni della 60esima edizione dell’unico concorso canoro per bambini si fa vanto di essere un «no talent». Andare allo Zecchino significa entrare in un mondo che va oltre lo Zecchino che tutti conosciamo, quello del Piccolo Coro, di un ritornello che diventerà parte dei tuoi ricordi di bambino o di un video su YouTube.

Lo Zecchino è la mensa dei poveri, dove chi vive in strada ogni giorno – dal lontano 1953 – siede alla stessa tavola con operatori, dipendenti, volontari, per 35mila pasti l’anno. Lo Zecchino sono le 500 e più persone che in un anno si sono rivolte al Centro di Ascolto, i 150 stranieri che ogni settimana partecipano a uno dei 13 laboratori, le 25 persone che hanno trovato una casa al Centro San Ruffillo. Lo Zecchino è Antoniano Insieme, un punto di riferimento per bambini con sindrome di down e altre fragilità: logopedia e musicoterapia, psicologia e psicomotricità, un laboratorio musicale che ha messo insieme alcuni ragazzi del carcere minorile di Bologna e una decina di adolescenti con disabilità fisica e intellettiva.

Ecco, lo Zecchino d’Oro è questo: un microcosmo. Una casa dove c’è posto per tutti, dove mondi apparentemente lontani e diversi si toccano, dove tutto si tiene in un’unica storia e dove ogni progetto è una tessera di un pensiero più grande. In tv si vede poco, ma andare allo Zecchino d’Oro è immergersi in questo microcosmo, perché questo “altro mondo” si fonde e confonde volutamente con le luci del palcoscenico e con i numeri da capogiro dello spettacolo (sapete che su YouTube lo Zecchino d’Oro sfiora i 476 milioni di visualizzazioni?).

All’Antoniano di Bologna non c’è un ingresso principale per i vip e una porta di servizio per i poveri. Non c’è il luccichio da esibire in tv e le fragilità da nascondere sotto il tappeto. Andare allo Zecchino significa calcare tutti gli stessi corridoi e lì, giorno dopo giorno, lasciare che la leggerezza e la fatica si incontrino, si annusino, si confondano. Le differenze così diventano famigliari, allo stesso modo in cui le note compongono un’armonia: il segreto dell’Antoniano e del suo Piccolo Coro forse è questo.

Sara De Carli
Giornalista di Vita.it

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