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"Un mondo in cui mi sento a casa" di Alberto Pellai

Quando ero bambino lo Zecchino d’Oro rappresentava per me un appuntamento imperdibile. Ogni anno le canzoni dello Zecchino erano porte che si aprivano su mondi nuovi e fantastici. Scanzonate, divertenti, intelligenti, curiose. E anche internazionali. Quando – dal 1976 – lo Zecchino introdusse la regola che metà delle sue canzoni dovevano provenire da nazioni straniere ed essere cantate – almeno in parte – in lingua originale, l’Italia si trovò a confronto con uno dei primi e più bei progetti di integrazione multiculturale della storia del nostro Paese.

Il mondo allora non era ancora globale, Internet era una parola senza senso, nelle scuole il tuo compagno di banco proveniva al massimo dalla piccola città confinante con la tua. Ma nello schermo di cristallo del televisore, a fianco dei bambini italiani, cominciarono a cantare bambini appartenenti a tutte le etnie, religioni e culture del mondo. Un vero e proprio “giro del mondo in 80 canzoni” per parafrasare il grande romanzo di Jules Verne, nonché la prima grande e vera esperienza di integrazione e cooperazione multiculturale, realizzata con lo strumento che è principe allo Zecchino d’oro: le canzoni. Canzoni per ridere, canzoni per pensare, canzoni per amare, canzoni per divertirsi.

Una canzone è un piccolo diamante musicale, un frammento d’arte che comunica in tre minuti un mondo che magari non c’è ancora, ma in cui sogni di poter vivere. Un mondo senza guerra, un mondo abitato da amici, un mondo che ama la natura e gli animali, un mondo basato sul rispetto per l’altro, un mondo gentile, un mondo che sa sorridere, un mondo che afferma i diritti dei più deboli e vulnerabili. Questo ha fatto lo Zecchino negli ultimi 60 anni.

E per questo, considero un privilegio incredibile il fatto che la mia traiettoria di vita e professionale abbia in più occasioni – negli ultimi dieci anni – incrociato il mondo colorato e musicale dell’Antoniano di Bologna. Un mondo in cui mi sento a casa. Un mondo che è anche un piccolo pezzo della mia casa. Un mondo che ho reso “casa” anche per i miei quattro figli.

Alberto Pellai – Medico, Psicoterapeuta,
Scrittore (Università degli Studi di Milano)

 

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