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Antonio Buldini

Autore

Sono Antonio Buldini e vivo a Roma. Nella vita sono architetto, musicista, autore, compositore, produttore. Docente al Liceo Artistico dove ho un Laboratorio Musicale e Multimediale. Ho sempre amato l’arte e la creatività in tutte le sue forme.
Il mio sogno da bambino era quello di fare il contadino perché l’estate, da mia nonna in campagna, mi affascinava questo mestiere e volevo stare in alto sul carro trainato dalle mucche.
La frase che più mi rappresenta è: “La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare”. (A. Shopenhauer)
La mia canzone è "La Cicala Latina", in quanto autore del testo e della musica con Franco Fasano. 
Ciò che mi ha spinto a scrivere una canzone per bambini è la gioia del trovare melodie e temi ri-provando quella spontaneità, quell’immediatezza, quella semplicità che non è superficialità, che hanno i bambini. Non si possono scrivere canzoni per bambini se non tornando ad esserlo in qualche modo. E quando accade è una fortuna ed un privilegio. 
Da tempo mi intrigava scrivere una canzone basata sul suono e sul ritmo incessante della cicala, animaletto spesso invisibile, ma che segna fortemente le nostre giornate estive anche se, come dice il testo, “questa canzone stagioni non ha”. Poi con Franco Fasano abbiamo condiviso l’idea e l’abbiamo sviluppata.
Il tema che ha ispirato la mia canzone è quello della sana contaminazione e condivisione di quanto gli altri ci propongono e/o ci offrono, prendendo quello che c’è di buono senza pregiudizi o luoghi comuni. Nel testo la formica, che nell’immaginario collettivo risulta sempre molto ligia ed attenta solo al lavoro, è attratta, coinvolta e si lascia andare ballando al ritmo della cicala, generalmente indicata come una perditempo e scansafatiche.
Il messaggio che mi piacerebbe arrivasse con la mia canzone è che c’è sempre qualcosa di positivo e gioioso negli altri e per cui vale la pena farci coinvolgere, dando ascolto ed attenzione, senza pregiudizi. 
La canzone dello Zecchino d'Oro alla quale sono più legato è “Fammi crescere i denti davanti” del 1962. Avevo solo 4 anni, ma ricordo questo bimbo senza denti che rimanevo incantato a guardare, insieme a Mago Zurlì, Richetto e Topo Gigio.